I rondoni, Fernando Aramburu

Pura letteratura.

Un professore di poco più di cinquant’anni, deluso e stanco del mondo, sempre poco incline a svelare la sua interiorità, decide che di lì ad un anno si toglierà la vita. Quando? Il 31 luglio di sera. Deve solo decidere come. 

Praticamente un “agonizzante senza una malattia”. Questo obiettivo è la scusa per scrivere, aprirsi, parlare del rapporto conflittuale dei suoi genitori, del suo matrimonio finito male con una moglie “prefetto della disciplina e miglioratore del prossimo”, del figlio Nikita, spesso odiato, della madre colta da Alzhaimer e di ragionare sulla vita, sugli eventi, sulle persone. 

“Se avessi potuto scegliere tra nascere uomo e nascere rondone, visto come è andata avrei deciso per la seconda opzione. Ora starei divorando insetti nei cieli dell’Africa anziché respirare fumo di automobili in questa città e mettere quotidianamente alla prova i miei nervi in una scuola secondaria.” 

Un lungo diario, pagine scritte giorno dopo giorno, che contengono la sua lunga verità personale, per quanto a volte triste, dolorosa, repellente, molto spesso unpolitically correct, scritto con flemma, vocaboli e modi di dire inusuali.

Un racconto di sentimenti, veri, schietti, senza fronzoli, verità nuda e cruda, a volte tagliente come la lama di un coltello. 

“Verdetto: mi assolvo e mi condanno in parti uguali, rassegnato alla mia biografia come ai miei lineamenti fisionomici.”

A tratti divertente, una disincantata riflessione sulla vita e sull’essere umano. Bellissimo a dir poco! 

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