La bambina che mangiava i comunisti, Patrizia Carrano

La piccola Elisabetta ha 9 anni, figlia di una mamma ribelle, comunista, politicamente attiva, cresce frequentando con costanza la sede del partito a Roma, in via Botteghe Oscure e leggendo le Antiche fiabe russe di Afanasjev.

Cito un aneddoto. A scuola durante la lezione di geometria, la maestra chiede alla classe che cos’è una sezione. Pronta la risposta di Elisabetta: “E’ un posto dove i comunisti si riuniscono per discutere di politica” 

La maestra le fa presente che stanno facendo geometria, quindi si parla di sezione geometrica. Questo divertente aneddoto racconta in maniera esemplare le idee della piccola.

Il libro racconta le fasi più vivide del partito comunista viste con gli occhi ingenui, ma attenti e curiosi di una bambina di 9 anni. Emergono pregi e difetti di un movimento che ha affascinato tante generazioni. Tra comitati di quartiere e cene di partito, la piccola segue le peripezie di questa madre, femminista di altri tempi che cerca di emergere all’interno del partito.

Un romanzo che racconta gli ideali, l’impegno civile e morale di un’intera generazione, che si metteva in gioco per il bene di una figlia o di un popolo, e che oggi ci appare davvero molto lontano. 

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